A Francesco Italia, secondo me, è rimasta una sola domanda in testa: “Cosa devo fare da grande?”. E per trovare la risposta sembra disposto a salire su qualsiasi treno politico. A destra, a sinistra, al centro, sopra o sotto. Azione di Calenda? Perché no. Forza Italia? Se ne è parlato. MPA? Perché no. Ora Grande Sicilia? Sempre perché no. L’importante è trovare una sponda. Poi, eventualmente, si guarda dove porta il treno.
Del resto, Italia non è proprio un neofita dei cambi di compagnia. Nel 2006, quando viveva a Milano, fu candidato al Consiglio comunale nella lista civica che sosteneva Letizia Moratti, all’interno della coalizione nella quale c’era anche Forza Italia. Una stagione politica lontana, certo. Ma abbastanza vicina da ricordarci che le collocazioni, in politica, possono cambiare.
Più recentemente era trapelata anche l’ipotesi di un approdo in Forza Italia. Poi non se ne è fatto più nulla. Nel frattempo è arrivata Azione, con Italia nella Direzione nazionale. E intorno al sindaco sono continuate a girare le voci sui rapporti con l’area autonomista e MPA, oggi Grande Sicilia.
Insomma, il problema non sembra essere trovare un treno. Sembra essere capire quale convenga prendere.
E mentre Italia cerca la sua prossima destinazione, il sindaco di Melilli continua ad allargarsi politicamente sulla città di Siracusa. E qui la situazione comincia a diventare curiosa: quello che dovrebbe essere il sindaco più forte della propria città sembra avere qualche difficoltà a impedire che altri facciano campagna nel suo territorio politico.
Poi c’è il rimpasto della Giunta. Ed è qui che qualche domanda viene spontanea.
Gli assessori cambiano, gli equilibri cambiano, le sponde politiche cambiano. E viene da chiedersi se le scelte della Giunta servano soltanto a governare meglio Siracusa oppure anche a costruire gli equilibri politici che potranno servire a Italia quando arriverà il momento di rispondere alla famosa domanda: “Cosa faccio da grande?”
Perché una Giunta può essere una squadra amministrativa. Ma può anche diventare, se la politica prende il sopravvento, un bel tavolo dove sistemare equilibri, rapporti e future alleanze.
E poi arriva Andrea Buccheri.
Lascia il gruppo del sindaco, passa al Gruppo Misto e annuncia che farà opposizione. Dice che è una decisione maturata nel tempo. Possibile, naturalmente. Ma c’è un dettaglio curioso: proprio nelle settimane del rimpasto il suo nome era circolato anche tra quelli possibili per un ingresso in Giunta. Alla fine in Giunta è entrato qualcun altro e Buccheri è uscito dalla maggioranza.
Coincidenze? Certamente. Noi siamo persone serie e alle coincidenze crediamo moltissimo.
Il punto, però, è più grande di Buccheri.
È la crisi del consenso. Quello dentro il Palazzo e quello fuori.
Perché quando una maggioranza comincia a perdere pezzi, quando gli equilibri devono essere continuamente risistemati, quando le alleanze si spostano e contemporaneamente altri sindaci riescono ad allargare la propria influenza politica sulla città, forse non siamo più davanti alla normale manutenzione di una maggioranza.
Forse siamo davanti a qualcosa che assomiglia a una crisi di identità politica.
E qui entra in gioco anche la città. Perché mentre si cercano sponde, si cambiano assessori, si costruiscono nuovi equilibri e si guarda al prossimo appuntamento politico, Siracusa resta alle prese con i problemi di sempre: servizi, traffico, strade, periferie, turismo, parcheggi, manutenzioni e tutto ciò che un’amministrazione dovrebbe mettere al primo posto.
Il rischio, allora, è che la città finisca per diventare il grande bancone sul quale si servono le esigenze della politica.
Una specie di svendita: assessori, equilibri, alleanze. Tutto compreso nel prezzo.
E il prezzo, naturalmente, non lo pagano quelli che stanno cercando il prossimo treno.
Lo paga la città.
Perché alla fine la domanda è sempre quella: Francesco Italia sta ancora costruendo il futuro di Siracusa oppure sta costruendo soprattutto il proprio?
Intanto il sindaco di Melilli si allarga. La maggioranza siracusana cambia pelle. Buccheri prende le distanze. Gli equilibri si spostano. Le possibili sponde aumentano.
E Francesco Italia, secondo noi, continua a guardare i tabelloni della stazione.
Destra? Binario disponibile. Sinistra? Anche. Centro? Pure. MPA? Vediamo. Grande Sicilia? Perché no. Azione? Già preso il biglietto.
Resta solo da capire una cosa.
Dove va il treno.
E soprattutto, una domanda ancora più importante: chi ha pagato il biglietto?

