A Siracusa l’opposizione in Consiglio comunale c’è. E sarebbe scorretto sostenere il contrario. Ho verificato, insieme a Luna, l’attività dei principali gruppi e qualche iniziativa sui problemi della città c’è stata: interrogazioni, mozioni, proposte, richieste di chiarimento. Il Partito Democratico ha posto questioni legate alla trasparenza degli incarichi esterni e ai servizi; Fratelli d’Italia è intervenuta, tra le altre cose, sull’igiene urbana e sul relativo capitolato; Forza Italia ha sollevato questioni sugli affidamenti diretti e sui contributi alle associazioni, sulla Tari e sulla raccolta differenziata, sulla Cittadella dello Sport e su altri problemi amministrativi. Dunque non faccio di tutta l’erba un fascio: l’opposizione qualcosa fa. Ma proprio per questo la domanda diventa ancora più interessante: fa abbastanza? E soprattutto, esiste una strategia complessiva sui grandi problemi della città?
Perché diciamolo con chiarezza: intervenire sull’INDA è diventato fin troppo facile. L’INDA è un argomento che si presta alla polemica, alla dichiarazione, alla presa di posizione, al comunicato. Basta commentare una scelta, esprimere un giudizio, sollevare qualche perplessità e il gioco è fatto. Non servono mesi di studio, non bisogna scavare nei capitolati, ricostruire affidamenti, confrontare costi e prestazioni, verificare contratti e proroghe. È sufficiente dire la propria. E magari ottenere anche qualche titolo di giornale.
Ma fare opposizione non significa scegliere gli argomenti più facili. Significa andare dove le cose sono più complicate, dove servono documenti, numeri, competenza e soprattutto perseveranza. Perché mentre il dibattito politico si concentra sull’ennesima polemica sull’INDA, Siracusa è alle prese con problemi molto meno glamour ma infinitamente più importanti per chi ci vive: l’acqua che manca, l’energia elettrica che salta, i gruppi elettrogeni piazzati in Ortigia come in un cantiere d’emergenza, il traffico che paralizza la città, i rifiuti, il trasporto pubblico, la manutenzione e una lunga serie di servizi che incidono ogni giorno sulla vita dei cittadini.
E allora la domanda viene spontanea: perché è così facile trovare l’opposizione quando c’è da parlare dell’INDA e molto più difficile trovare una battaglia politica comune e continuativa quando c’è da mettere sotto esame un servizio pubblico, un affidamento o milioni di euro di denaro pubblico?
Non sto dicendo che dell’INDA non si debba parlare. Sarebbe assurdo. L’INDA è patrimonio della città e merita attenzione. Ma non può diventare il principale terreno di battaglia di un’opposizione che dovrebbe occuparsi prima di tutto di ciò che accade fuori dal teatro.

Perché un cittadino che apre il rubinetto e non trova acqua, che con quaranta gradi deve fare i conti con un’interruzione elettrica, che vede generatori accesi in strada, che rischia di danneggiare un elettrodomestico per uno sbalzo di tensione, che rimane imbottigliato nel traffico o aspetta inutilmente un autobus, probabilmente ha una domanda molto semplice da fare ai propri rappresentanti: voi, su questo, che cosa state facendo? Ed è da questa domanda che dovrebbe cominciare una vera opposizione.
Una città alle prese con problemi reali
Mentre il dibattito politico si concentra spesso sulla polemica del momento, Siracusa continua a vivere problemi che non hanno bisogno di comunicati stampa per essere percepiti dai cittadini. C’è un sistema idrico che mostra da tempo le proprie fragilità, con condotte vecchie e problemi che si ripresentano, soprattutto nei periodi più delicati dell’anno. La mancanza d’acqua non è un semplice disservizio: significa famiglie, attività commerciali, strutture ricettive e cittadini costretti a fare i conti con un bene essenziale che dovrebbe essere garantito con continuità. E davanti a un problema strutturale la domanda non può essere soltanto “perché oggi manca l’acqua?”, ma deve diventare: che cosa è stato fatto, che cosa si sta facendo e quanto costerà risolverlo definitivamente?
E poi c’è l’energia elettrica. Qui siamo arrivati al paradosso. Nel cuore di Ortigia, con temperature che arrivano a sfiorare i 40 gradi, per garantire l’elettricità si ricorre a gruppi elettrogeni piazzati per le strade, come in un cantiere d’emergenza. Gruppi che ronzano, cavi, transenne, tecnici al lavoro: una scena che dovrebbe appartenere a una situazione eccezionale e temporanea, non alla quotidianità di una delle zone più importanti e visitate di Siracusa.
E il problema non è soltanto estetico o di disagio. Quando l’energia viene interrotta e la rete subisce continui distacchi e riattivazioni, possono verificarsi sbalzi di tensione e conseguenze sugli impianti e sugli apparecchi elettrici. Frigoriferi, condizionatori, computer, sistemi di sicurezza, apparecchiature delle attività commerciali e dispositivi nelle abitazioni possono risentirne. E chi paga? Il cittadino? Il commerciante? L’attività ricettiva? Oppure pensiamo che basti riaccendere la luce per considerare il problema risolto?
A 40 gradi, poi, un’interruzione dell’energia non è una semplice seccatura. Significa condizionatori spenti, frigoriferi e celle che devono continuare a funzionare, attività commerciali che rischiano di perdere prodotti e persone costrette a sopportare temperature insostenibili. E tutto questo nel pieno della stagione turistica, in una città che vive anche della propria immagine e dell’accoglienza.
E davanti a tutto questo viene spontanea una domanda: dov’è una mobilitazione politica dell’opposizione proporzionata alla gravità del problema? Dove sono le richieste formali di chiarimenti? Dove sono le domande sulla rete, sulla sua capacità, sulla manutenzione, sugli investimenti programmati e sui tempi necessari per uscire definitivamente dall’emergenza? Dove sono le richieste di un confronto con il gestore della rete per capire che cosa sia successo e soprattutto che cosa si intenda fare perché non accada di nuovo?
Poi c’è il traffico. Un problema che non ha bisogno di essere spiegato a chi ogni giorno deve attraversare Siracusa. Basta mettersi alla guida nelle ore di punta per capire che la mobilità cittadina continua a essere una delle grandi questioni irrisolte. Traffico, parcheggi, viabilità, trasporto pubblico e collegamenti tra le diverse zone della città sono pezzi dello stesso problema. Eppure anche qui sembra mancare una discussione politica complessiva, capace di mettere insieme le singole emergenze e trasformarle in una vera strategia sulla mobilità.
Dalle proteste ai dossier
Sono questi i problemi sui quali un’opposizione dovrebbe incalzare l’Amministrazione. Non soltanto chiedere “perché?”, ma pretendere di sapere come, quando e con quali risorse si intenda intervenire. Perché un’opposizione che vuole essere realmente alternativa non può limitarsi a fotografare il problema: deve studiare le soluzioni, controllare gli atti e verificare se gli impegni vengono rispettati.
Ed è qui che torniamo ai servizi pubblici. Acqua, energia, rifiuti, trasporto urbano, parcheggi, manutenzioni, servizi affidati all’esterno, incarichi professionali, gare d’appalto, affidamenti diretti. Sono questi i settori nei quali il cittadino incontra ogni giorno l’Amministrazione comunale. Ed è qui che circolano risorse pubbliche. Non sono argomenti astratti: sono soldi, contratti, obblighi, scadenze, capitolati, prestazioni che qualcuno deve garantire e che qualcun altro deve controllare.
Un’interrogazione è importante. Una mozione può essere importante. Una denuncia pubblica può essere necessaria. Ma dopo dovrebbe arrivare la seconda domanda. E poi la terza. E poi la quarta. Fino ad arrivare alle carte. Un problema diventa una battaglia politica quando qualcuno decide di seguirlo fino alla soluzione, non quando se ne parla una volta.
Prendiamo il trasporto pubblico urbano. Una vicenda che ha comportato affidamenti, risorse pubbliche, mezzi, servizi e un contratto pluriennale. È esattamente il genere di dossier che dovrebbe essere seguito dall’opposizione per tutta la durata dell’affidamento. Quanto costa complessivamente? Quali servizi sono previsti? Quali investimenti sono stati promessi? Quali sono stati effettivamente realizzati? Quanti autobus sono disponibili? Come viene verificato il servizio? Quali sono gli standard previsti dal capitolato?
Lo stesso vale per l’igiene urbana. Non basta denunciare un cassonetto pieno o una strada sporca. Bisogna andare a vedere il contratto, il capitolato, gli obblighi del gestore, i controlli effettuati dal Comune, le eventuali contestazioni e le penali. Perché quando si parla di servizi pubblici non basta sapere se qualcosa funziona male: bisogna sapere chi doveva farlo funzionare, quanto viene pagato e cosa succede quando non lo fa.
E arriviamo così ai bandi e agli affidamenti pubblici. È qui che un’opposizione dovrebbe essere particolarmente attenta. Un affidamento non è soltanto una pratica amministrativa da approvare o contestare. Dietro ci sono soldi pubblici, durata dei contratti, condizioni economiche, obblighi per chi gestisce il servizio e garanzie per il Comune. Ci sono gare, ribassi, eventuali proroghe, varianti, rinnovi e verifiche. Tutto questo dovrebbe essere analizzato con attenzione, perché è proprio attraverso questi strumenti che si decide una parte importante di come funziona la città.
L’opposizione c’è. Ma dov’è la strategia?
Ed è qui che bisogna essere corretti. PD, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno prodotto iniziative, interrogazioni e proposte. Non è dunque questo il punto. Il punto è capire se quelle iniziative siano diventate una vera attività di controllo sistematica e continuativa.Perché una cosa è intervenire sul bonus della Tari, un’altra è mettere sotto osservazione l’intero sistema della gestione dei rifiuti. Una cosa è chiedere un regolamento sugli affidamenti diretti, un’altra è seguire sistematicamente gli affidamenti, le proroghe, i costi e i risultati dei servizi pubblici. Una cosa è contestare un problema alla Cittadella dello Sport, un’altra è chiedere conto in maniera continuativa della manutenzione del patrimonio comunale.
Il problema, quindi, non è l’assenza dell’opposizione. È la sua capacità di trasformare tante iniziative singole in una strategia politica.
E qui c’è il nodo. Il Consiglio comunale non dovrebbe essere soltanto il luogo nel quale maggioranza e opposizione si affrontano a colpi di dichiarazioni. È l’assemblea che deve esercitare controllo e indirizzo sull’attività amministrativa. Per questo un’opposizione seria dovrebbe avere una propria agenda: scegliere alcuni grandi dossier e seguirli dall’inizio alla fine. Un servizio, un contratto, una gara, un affidamento, un capitolato. E poi verificare, mese dopo mese, anno dopo anno. Perché è lì che si vede se il controllo politico funziona davvero.
La domanda resta
A questo punto una domanda la faccio io, da semplice cittadino, ai gruppi di opposizione. Non è una provocazione, è una domanda politica: qual è il grande dossier sui servizi pubblici di Siracusa che avete deciso di seguire fino in fondo? Non una conferenza stampa. Non un comunicato. Non una polemica. Un dossier. Con le carte, con i numeri, con gli affidamenti, con le proroghe, con i costi, con i capitolati, con gli eventuali ritardi, con gli eventuali disservizi e con le responsabilità. Perché se un servizio funziona male, voglio sapere perché. E se funziona bene, voglio sapere quanto è costato. La politica cittadina non ha bisogno di un’altra gara a chi alza di più la voce. Ha bisogno di qualcuno che apra le carte, legga i contratti, confronti gli impegni con i risultati e chieda dove finiscono i soldi pubblici. Qualcuno che non abbia paura di disturbare nessuno, nemmeno quando la domanda riguarda un alleato, un’Amministrazione precedente o un affidamento politicamente scomodo da mettere sotto esame. Perché questa dovrebbe essere la funzione dell’opposizione: non essere contro a prescindere, ma essere lì dove il cittadino non può arrivare. E allora torno all’inizio. L’opposizione a Siracusa esiste? Sì. Ma la vera domanda è un’altra: quanto è davvero opposizione quando si tratta di controllare il potere, i servizi e soprattutto i soldi pubblici? Perché parlare dell’INDA può essere politicamente conveniente. Andare a fondo sull’acqua che manca, sui gruppi elettrogeni piazzati in Ortigia come in un cantiere d’emergenza, sui condizionatori spenti a 40 gradi, sui possibili danni agli impianti e agli elettrodomestici, sul traffico che paralizza la città, sui rifiuti, sui trasporti, sui bandi, sugli affidamenti e sui milioni di euro destinati ai servizi pubblici è molto più faticoso.
Ma è esattamente lì che si misura la differenza tra fare opposizione e fare politica.
Questo articolo è stato realizzato con la collaborazione di Luna, che mi ha affiancato nella ricerca, nella verifica degli atti e nella costruzione del testo.

