Fontane Bianche, il mare è rimasto. Ma il resto?

Ci sono luoghi che conservano la loro bellezza nonostante tutto. Fontane Bianche è uno di questi. Il mare è ancora lì, la spiaggia continua ad attirare migliaia di persone e gli alberghi, organizzati in gran parte con la formula del villaggio, continuano a funzionare e a portare turisti. Dentro quelle strutture si trova praticamente tutto quello che serve per una vacanza. Ma basta oltrepassare i cancelli e guardare Fontane Bianche per quello che è oggi, al di là dei villaggi, per avere la sensazione di essere entrati in un altro mondo.

In alcuni punti sembra davvero un villaggio western abbandonato: strade malmesse, vegetazione che cresce senza controllo, aree e strutture lasciate al degrado. E stiamo parlando di una delle località balneari più conosciute di Siracusa, che potrebbe rappresentare una delle principali risorse turistiche della città. Non è soltanto una nostra impressione: anche “La Sicilia” ha raccontato più volte le condizioni della località e il 24 agosto 2026 ha pubblicato “Fontane Bianche, il lento tramonto della regina dell’estate”, descrivendo la progressiva perdita di servizi e attività, le condizioni delle strade e delle aree interne.

Per capire quanto sia cambiata Fontane Bianche basta ricordare ciò che era. Non c’era soltanto il mare, ma una vera vita estiva fatta di locali, ristoranti, musica e divertimento. C’erano il Giava e il Disco Club, la Spiaggetta e il Lume d’Oro.  Ci sono luoghi che, per fortuna, resistono ancora oggi: la Casa del Gelato, il Tortuga, la storica pizzeria La Capannina e il Mini Market. C’era il campeggio e c’era la gelateria Florian, diventata quasi un’istituzione, tanto che per riuscire a trovare posto bisognava prenotare con giorni di anticipo.  C’era il Covo dei Lidi, altro nome storico ma ne parliamo più avanti.

La fotografia che abbiamo recuperato, scattata prima della grande trasformazione edilizia, mostra quanto diverso fosse allora quel territorio e quanto la crescita delle abitazioni e delle strutture non sia stata accompagnata sempre da una crescita altrettanto ordinata dei servizi e delle infrastrutture.

Come dicevo prima, c’era il  Covo dei Lidi, oggi forse l’immagine più forte del degrado di Fontane Bianche. Quello che era uno dei luoghi simbolo della località,  con parti deteriorate, elementi che sembrano aver ceduto e vegetazione che ha preso il sopravvento. E fino alla sua rimozione, anche un grosso albero caduto all’interno dell’edificio, rimasto sulle scale e appoggiato al cancello chiuso. Un’immagine difficile da dimenticare. In alcuni punti, a delimitare la zona, c’è soltanto una fettuccia di plastica bianca e rossa. Non so chi l’abbia collocata e non voglio attribuirne la responsabilità senza certezza. Ma la domanda è inevitabile: come è possibile che una situazione simile possa essere lasciata correre per tanto tempo? Qui non siamo più soltanto davanti a una questione di decoro. Una struttura fortemente deteriorata, elementi che possono cedere e una situazione che richiede delimitazioni, sollevano anche una questione di sicurezza. Anche se si tratta di una proprietà privata, il Comune deve verificare, controllare e quando necessario, adottare i provvedimenti previsti. La sicurezza non può diventare una questione secondaria.

E allora bisogna parlare del Comune. Fontane Bianche non può essere ricordata soltanto quando arriva l’estate e bisogna occuparsi delle spiagge. Una località turistica non è soltanto la sabbia: sono strade, marciapiedi, illuminazione, verde, parcheggi, sicurezza, servizi, trasporti e decoro. E proprio su questi aspetti Fontane Bianche sembra essere rimasta indietro di anni.

Basta percorrere Viale dei Lidi per rendersene conto. Dovrebbe essere una delle principali arterie della località;oggi attraversarlo può diventare una vera e propria prova speciale degna di un rally, tra buche, avvallamenti e tratti deteriorati. Nel 2026 Viale dei Lidi è stato oggetto di interrogazioni specifiche, fino a quella sullo “stato di degrado della località balneare di Fontane Bianche e l’assenza di interventi strutturali su Viale dei Lidi”. E già nel 2025 erano state portate all’attenzione del Consiglio Comunale le condizioni di via Orione e via Croce del Sud.

Insomma, il problema è conosciuto da tempo. Ne hanno parlato i giornali, ne hanno parlato cittadini e associazioni, ne ha discusso più volte il Consiglio comunale. Anche il capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Cavallaro ha portato ripetutamente all’attenzione dell’Amministrazione problemi relativi a Viale dei Lidi, via Teti, via Orione, via Croce del Sud, illuminazione, sicurezza e degrado delle zone balneari. E allora la domanda diventa inevitabile: se tutti sanno, perché Fontane Bianche è ancora in queste condizioni?

Perché alla fine non sono le interrogazioni a cambiare una strada, non sono i comunicati a sistemare un’area degradata e non sono le promesse a garantire la sicurezza. Servono interventi concreti. Ed è qui che entra in gioco Edgardo Bandiera, vicesindaco, con deleghe a Lavori pubblici, Programmazione comunitaria, Sviluppo economico e competitività — compresi agricoltura, pesca, mercati e fiere —, Attuazione del programma, Istruzione e diritto allo studio e Centro storico. Proprio Bandiera, parlando della riqualificazione di Fontane Bianche, definiva l’intervento “un mio pallino”, parlando di nuovi spazi, servizi e riqualificazione urbana.

Da allora qualche passo è stato fatto sul piano della programmazione. Il Comune ha inserito la riqualificazione dell’area B5c di Viale dei Lidi, con una previsione complessiva di 3 milioni e 220 mila euro, parlando di valorizzazione di un’area strategica dal punto di vista turistico e ambientale e di miglioramento dell’accessibilità e dei servizi.

Benissimo. Ma allora la domanda è inevitabile: quando? Perché tra le parole della campagna elettorale, i programmi amministrativi e le opere effettivamente realizzate c’è una differenza che ormai i cittadini possono misurare con gli occhi. Basta percorrere Viale dei Lidi. Basta guardare il Covo dei Lidi. Basta uscire dai cancelli di un villaggio.

Nel dicembre 2025 il Consiglio comunale ha dedicato una seduta aperta proprio a viabilità, infrastrutture e valorizzazione di Fontane Bianche e delle altre zone balneari. Nel 2026 il degrado è tornato nuovamente in aula. Il problema, quindi, è conosciuto. Le richieste sono state fatte. I progetti sono stati annunciati. I finanziamenti sono stati programmati. Eppure il territorio continua a mostrare un’immagine che sembra appartenere a un’altra stagione. Non è un’accusa personale. È una questione di responsabilità politica. Chi governa è chiamato a rispondere delle priorità e dei risultati. Se una località viene indicata come strategica, se viene promessa una riqualificazione, se vengono programmati milioni di euro e se cittadini, consiglieri e giornali continuano a denunciare gli stessi problemi, è legittimo chiedere quando le parole diventeranno finalmente fatti. E allora, caro vicesindaco Bandiera, la domanda è semplice: quanto manca ancora perché quel “pallino” diventi finalmente realtà?

Fontane Bianche non chiede miracoli. Non chiede di far tornare il Giava, il Disco Club, La Spiaggetta, il Lume d’Oro o la Gelateria Florian: quelli appartengono ormai alla memoria. Ma la Casa del Gelato, il Tortuga, La Capannina e il Mini Market resistono ancora oggi, e sono una testimonianza concreta che una parte di quella storia non è scomparsa. È proprio per questo che Fontane Bianche merita una strada decente, servizi adeguati, pulizia, manutenzione, illuminazione, verde curato, sicurezza, trasporti, parcheggi e soprattutto una visione. Gli alberghi-villaggio fanno la loro parte. Gli operatori turistici fanno la loro parte. Il mare continua a fare la sua parte da sempre.

Adesso tocca al Comune fare la propria. Perché Fontane Bianche resta una delle risorse turistiche più importanti di Siracusa. E proprio per questo non può essere una località bellissima soltanto dentro i cancelli dei suoi villaggi. Il mare, per fortuna, è ancora bellissimo.

 È tutto quello che gli sta intorno che non può più aspettare.

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