Siracusa, città d’arte… e di mercatini
A Siracusa ormai non ci facciamo mancare niente. Abbiamo il mare, il barocco, le pietre greche, Ortigia, la Fontana Aretusa e soprattutto, una quantità di mercatini che rischia di diventare essa stessa un’attrazione turistica. Uno arriva in città pensando di vedere monumenti e panorami e invece, girato l’angolo, può sempre imbattersi in una casetta di legno, uno stand, una bancarella o una fiera. A questo punto, più che visitatori, rischiamo di diventare tutti espositori.
E non è soltanto una questione di mercatini. Basta fare due passi per Ortigia per incontrare un’altra presenza ormai quasi stabile: dehors, tavoli, tavolini,
pedane, bidoni per i rifiuti, strutture varie e qua e là, anche i gazebo utilizzati per pubblicizzare le immancabili gite in barca. E non dimentichiamo i cartelloni che pubblicizzano le gite in motoape al Tempio di Apollo:
perché a Siracusa, se resta libero qualche centimetro di spazio pubblico, qualcuno prima o poi trova il modo di valorizzarlo. Tutte attività perfettamente legittime, naturalmente, quando autorizzate e nel rispetto delle regole. Però, mettendo insieme tutto, viene spontaneo chiedersi se a Siracusa lo spazio pubblico non abbia ormai assunto una curiosa vocazione: essere pubblico, ma con qualcuno che lo utilizza quasi sempre. E mentre si moltiplicano casette, dehors, gazebo, tavolini e cartelloni, al pedone resta l’arduo esercizio di trovare quel piccolo spazio che ancora non è stato occupato. Del resto, siamo una città turistica: bisogna pur lasciare qualcosa da vedere.
Una precisazione, però, è doverosa: non sto parlando dei mercati che esistono da anni e che fanno normalmente il loro mestiere. Quelli non c’entrano nulla. La mia curiosità nasce da un’altra cosa: guardandomi intorno, mi sono accorto di quanto siano diventate numerose le fiere, i mercatini e le manifestazioni commerciali temporanee che occupano gli spazi pubblici della città. E allora mi sono chiesto: quanti sono? Chi li organizza? E come vengono concessi quegli spazi?
Perché basta cominciare a guardarsi intorno per trovare materiale. Alla fine del 2025, per esempio, abbiamo avuto la Fiera dei Morti, con circa 200 espositori. Poi è arrivato il Natale e ai Villini è comparso il Christmas Village, con il suo mercatino, le casette, la pista di pattinaggio e tutto il resto, dal 6 dicembre fino al 6 gennaio. Un mese. Finito quello, qualcuno avrà pure pensato: “E adesso cosa facciamo? Lasciamo una piazza libera?”. Ma evidentemente no.
Perché arriviamo all’estate 2026 e troviamo Largo Aretusa. E qui, ammettiamolo, la scelta è raffinata. Non una piazzetta dimenticata, non uno slargo qualsiasi: Largo Aretusa, uno degli affacci più belli e conosciuti di Ortigia, quello che guarda il porto e che da sempre offre a siracusani e turisti una delle immagini più belle della città. Ebbene, lì è stato autorizzato il “Mercatino Arte e Tradizione di Ortigia” dal 1° luglio al 6 settembre. Facciamo due conti: 68 giorni. Quasi tutta l’estate. A questo punto viene da chiedersi se il panorama sul porto sia ancora compreso nel prezzo oppure se bisogna chiedere informazioni al banco accanto alle ceramiche.
Stamattina sono passato da Largo Aretusa e ho scattato una fotografia.
Devo dire che il “Mercatino Arte e Tradizione” non mi è sembrato esattamente una cartolina di Ortigia. Più che un elegante spazio espositivo, quello che ho visto mi ha ricordato un accampamento improvvisato. Casette, strutture, teli e materiali vari occupano quello che dovrebbe essere uno degli affacci più belli della città. Ho guardato la scena e mi sono chiesto se questo sia davvero il modo migliore per valorizzare uno dei luoghi simbolo di Siracusa. Ma forse sono io che non ho ancora capito il nuovo concetto di arredo urbano. Chiaramente sto scherzando. Ma una curiosità rimane. A questo punto mi è venuta una curiosità quasi banale: quanto costa affacciarsi sul porto di Siracusa per 68 giorni? Chi ha avuto quello spazio e a quali condizioni? E chi ha avuto la brillante idea di organizzare il mercatino proprio lì? Domande innocenti, naturalmente. 😄
Perché Largo Aretusa non è rimasto solo. In questi giorni è arrivato anche l’International Street Food, dal 20 al 23 agosto, in via Agatocle, nella zona di piazza Euripide. Altri stand, altri operatori, altro spazio pubblico occupato. E allora la mia curiosità aumenta: ma quanti sono, alla fine, questi appuntamenti?
A questo punto mi viene da sorridere. Perché magari è tutto normalissimo: la città si anima, i commercianti lavorano, i turisti passeggiano e tutti sono contenti. Benissimo.
Naturalmente non so nulla. Mi sono soltanto incuriosito. Perché quando cominci a vedere casette, gazebo, tavolini, dehors e mercatini spuntare un po’ dappertutto, una domanda, prima o poi, ti viene. Magari è tutto assolutamente normale, magari è soltanto il nuovo modo di animare la città. E allora sono io il solito malpensante. 😄

