Il Teatro Greco è dell’INDA? No. E allora perché sembra proprio così?

Visto che molti hanno voglia di intervenire sulla Fondazione INDA, io penso che organizzare convegni e dibattiti sull’INDA, sul suo statuto, sulla governance e quant’altro sia, almeno per me, tempo perso. Non perché non siano questioni importanti, ma perché difficilmente è lì che si può incidere davvero. La gestione del Teatro Greco, invece, cambia completamente lo scenario. Perché il problema, a mio avviso, è proprio questo: l’INDA dovrebbe essere una Fondazione che utilizza il Teatro Greco per le proprie rappresentazioni. Nella realtà, invece, negli anni si è consolidata una situazione nella quale la Fondazione appare quasi come il padrone del Teatro: decide chi può utilizzarlo, come, quando e a quali condizioni, con una posizione che va ben oltre quella di un semplice utilizzatore.

E allora io partirei proprio da qui.

Il Teatro Greco è un bene pubblico e dovrebbe essere gestito dal soggetto pubblico che ne ha la responsabilità, con regole chiare e uguali per tutti. Come succede, per esempio, al Teatro Antico di Taormina, dove il Parco archeologico gestisce il bene e i canoni per l’utilizzo in occasione di spettacoli ed eventi rientrano nella gestione del Parco. Perché non potrebbe funzionare così anche a Siracusa?

La Regione, direttamente attraverso il Parco o attraverso un soggetto incaricato, dovrebbe occuparsi della gestione tecnica e materiale del Teatro: allestimenti, sedute, impianti, servizi, sicurezza, illuminazione e tutto ciò che serve a renderlo utilizzabile. A quel punto l’INDA arriverebbe per la propria stagione, utilizzerebbe una struttura già predisposta e gestita dal soggetto pubblico, pagherebbe quanto dovuto per l’utilizzo e per i servizi e, terminata la propria attività, lascerebbe il Teatro disponibile per gli altri.

L’INDA continuerebbe a fare l’INDA. Ma smetterebbe di essere, di fatto, anche il gestore del Teatro.

E soprattutto non sarebbe più l’INDA a stabilire chi può entrare nel Teatro e chi no, quali eventi possono essere organizzati e quali invece diventano praticamente impossibili. La Regione, proprietaria del bene, stabilirebbe invece calendario, condizioni, tariffe e criteri di utilizzo, naturalmente nel rispetto dei vincoli monumentali e delle prescrizioni degli organismi preposti alla tutela. Non è una teoria campata in aria: la stessa Regione, nel 2020, ha disciplinato con una convenzione il rapporto tra Parco e INDA per l’utilizzo del Teatro, stabilendo periodo di utilizzo, corrispettivi e prescrizioni. Questo cambierebbe molto anche per il territorio. Perché oggi, a me sembra, si è consolidato un rapporto quasi paradossale: una Fondazione che opera a Siracusa ma che appare spesso come un corpo estraneo rispetto alla città e al territorio nel quale svolge la propria attività, mentre dall’altra parte esiste un sistema istituzionale che sembra aver trovato una sorta di tacito equilibrio: ognuno si fa i fatti propri e il problema non si pone. Poi c’è l’altro aspetto, quello dell’informazione. L’INDA, a mio giudizio, serve anche a distribuire qualche “mancetta” ai giornali online, che in cambio finiscono per farsi gli affari propri. E così il problema vero non arriva quasi mai al centro del dibattito. Qualcuno potrebbe obiettare: “Ma la Regione è peggio: un carrozzone di raccomandati”. Bene. Se questa è la convinzione, allora non resta che lasciare tutto com’è e continuare a partecipare ai convegni, dove si fanno analisi e si pronunciano parole che difficilmente oltrepasseranno le mura dello stabile nel quale il convegno si è svolto. E c’è anche un problema politico interno. Il sindaco, in quanto presidente del CdA, non vive certamente in una condizione di assoluta libertà: deve costruire equilibri, avere appoggi anche all’interno della Fondazione e gestire una partita delicata come quella dei rapporti tra sovrintendente e consigliere delegato. Ed è proprio per questo che, secondo me, la partita vera non si gioca dentro l’INDA. Si gioca fuori. Si gioca sulla gestione del Teatro Greco. Non serve fare una guerra all’INDA. Serve semplicemente riportare la gestione di un bene pubblico nelle mani del soggetto pubblico che ne è responsabile. L’INDA entra, fa le sue rappresentazioni, utilizza una struttura che non gestisce direttamente e paga per quello che utilizza. Poi esce. E il Teatro rimane lì, pronto per essere utilizzato da altri.

Non è una rivoluzione dell’INDA. È una rivoluzione nel modo di gestire il Teatro Greco.

E forse è proprio da qui che bisognerebbe cominciare.

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