Ma quanto siamo creduloni noi italiani? Meno di otto mesi fa, a fine febbraio, benzina e diesel costavano mediamente circa 1,67 e 1,73 euro al litro. Oggi ci presentano come una grande conquista il prezzo “calmierato”: 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il diesel. Applausi. Le grandi compagnie petrolifere, bontà loro, ci fanno questa “cortesia”. Ma che cosa stiamo festeggiando? In meno di otto mesi abbiamo accettato aumenti enormi e adesso dovremmo essere contenti perché il prezzo viene semplicemente fermato. Fermato, non riportato ai livelli di febbraio.
E qui c’è il vero punto: ci stanno abituando all’idea che questi prezzi siano ormai la nuova normalità. Perché anche se domani il petrolio tornasse ai livelli di febbraio, chi ci garantisce che benzina e diesel tornerebbero a costare 1,67 e 1,73 euro? Il timore è che il prezzo del petrolio possa tornare indietro, mentre quello alla pompa no.
Il meccanismo ormai lo conosciamo: basta un titolo di telegiornale, una guerra o una crisi internazionale e il prezzo alla pompa aumenta praticamente in tempo reale. Quando invece il prezzo del petrolio scende, il carburante sembra avere improvvisamente bisogno di molto più tempo per accorgersene. E adesso ci raccontano che 1,99 e 2,19 sono una buona notizia. Buona per chi? Anche perché questa grande “cortesia” delle compagnie, per ora, dura appena 30 giorni, con la possibilità di proroga fino alla fine dell’anno.
E c’è un altro particolare che forse sarebbe il caso di non dimenticare: le compagnie petrolifere sono imprese, non enti di beneficenza. Negli anni delle crisi energetiche hanno realizzato profitti enormi e la domanda dovrebbe essere quanto di quella ricchezza sia tornato ai cittadini che hanno pagato il conto alla pompa. Anche perché ad agosto l’Italia, insieme ad altri cinque Paesi europei, chiedeva una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Oggi, invece, celebriamo il tetto al prezzo come se fosse una concessione fatta per il bene degli automobilisti.
E forse c’è un ultimo capolavoro: facendo passare il prezzo calmierato come una spontanea e generosa concessione delle compagnie, diventa anche più difficile per lo Stato chiedere loro domani di contribuire attraverso una tassa sugli extraprofitti. Come dire: ci hanno fatto il favore, adesso mica possiamo anche chiedergli di pagare.
Insomma: prima i prezzi aumentano, noi paghiamo; poi qualcuno decide di limitarli e noi applaudiamo. È un meccanismo geniale: ci fanno pagare di più, poi ci promettono di non farci pagare ancora di più e noi dovremmo pure ringraziare.
Forse il problema non è soltanto quanto costa la benzina. È che siamo diventati così creduloni da considerare una concessione quello che dovrebbe essere semplicemente un prezzo più giusto
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.