Francesco Guccini

Oggi se n’è andato anche un pezzo della mia gioventù.

Francesco Guccini – Modena, 14 giugno 1940 – Pavana, 6 agosto 2026, 86 anni di canzoni, libri, osterie, Appennino. Attivo dal 1960 fino a quest’anno. 

Se devo ricordarlo con una sola canzone, è La Locomotiva.
Non era solo una canzone per noi. Era il mito. Quella ballata epica, con quel linguaggio ottocentesco, alto e solenne e quel ritmo incalzante, che mettevamo su a volume assurdo e cantavamo tutti insieme fino a restare senza fiato

.

Lui la metteva sempre alla fine dei concerti, immancabilmente. E noi aspettavamo quel momento, perché sapevamo che lì dentro c’era tutto Guccini. 

La storia vera di Pietro Rigosi, l’anarchico e ferroviere bolognese, fuochista sposato con due figlie, che il 20 luglio 1893 si impadronì di una locomotiva staccata da un treno e la lanciò a tutta velocità contro “un treno pieno di signori”. Guccini ne ha fatto una ballata anarchica, il suo inno al tema dell’uguaglianza e della giustizia sociale. 

Gli eroi son tutti giovani e belli…”

Ecco perché oggi fa così male. Perché noi eravamo quei giovani. Credevamo davvero che si potesse lanciare una locomotiva contro l’ingiustizia, che bastasse il coraggio di uno per svegliare tutti. Guccini non ci ha mai detto come sarebbe finita, ci ha solo insegnato a non stare zitti, a schierarci.

Ora la locomotiva ha fatto la sua ultima corsa, è tornata a Pavana, tra i suoi boschi. Ma non si è fermata. Continua a correre nelle nostre teste, nelle chitarre scordate della nostra adolescenza, in quella rabbia buona che ancora ogni tanto ci prende.

Ciao Francesco. Grazie per averci insegnato a sognare da anarchici, anche solo per sei minuti e mezzo.

Questo elemento è stato inserito in blog. Aggiungilo ai segnalibri.