Dio è morto cantavano i Nomadi. La Fondazione INDA è viva?

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E’ ridicolo quello che leggo e sento dalla parte (che dovrebbe essere più avveduta) intellettuali (… sic!), Deputati e Deputatesse. Tutti a difendere la principale istituzione culturale siracusana, siciliana e, mi voglio rovinare, italiana e forse più! Culturale appunto. Ma mi saprebbero dire questi illuminati signori cosa ci sarebbe di culturale nell’odierna Fondazione? Organizzare due o tre spettacoli all’anno, peraltro di dubbia qualità e con costi che sfiorano gli otto milioni di euro, stando almeno dal bilancio presentato alla Camera dei Deputati dalla stessa Fondazione. Organizzare tre spettacoli all’anno Vi sembra sia l’espressione culturale di taglio quasi mondiale?

Se per Statuto la Fondazione tra le altre cose ha le seguenti finalità:

• curare la pubblicazione dei testi classici, delle monografie, degli studi specializzati e della rivista della Fondazione;

• curare la biblioteca, l’archivio già dell’ Istituto Nazionale del Dramma Antico e incrementarne le acquisizioni;

• provvedere al mantenimento e allo sviluppo del Museo e del Centro Studi dell’I.N.D.A. con sede in Siracusa;

• provvedere al mantenimento e allo sviluppo della Scuola di Teatro “Giusto Monaco” in Siracusa;

• provvedere all’organizzazione di convegni e altre attività di studi e di ricerca sui temi della classicità greca e latina;

Quante di queste attività avete avuto notizia oltre gli spettacoli?

La scuola Giusto Monaco, nasceva come corso di alta specializzazione per 20 elementi scelti con una selezione che vedeva partecipanti da tutta Italia di laureati o diplomati in accademie di teatro che venivano a Siracusa per specializzarsi appunto in tragedia greca e teatro latino.

Unica, quella si, scuola di teatro in Italia, che in due anni di corso attrezzava attori e attrici ad una esperienza che è rimasta insuperata ed insuperabile. Ora la scuola dell’inda è paragonabile a qualunque scuola di teatro, che come saggio finale dell’anno 2012 presentò i “Sei personaggi in cerca di autore”, che proprio un testo greco non mi pare. Scuola prevalentemente frequentata da bambini e ragazzini, senza nessun criterio, tranne quello della retta.

Ai succitati deputati e deputatesse, mi permetto di ricordare chi, come me, ha preferito andare via dall’Inda, per non essere assimilato all’ ignoranza imperante nella gestione dell’odierna Fondazione e cioè: Giusi Norcia responsabile della biblioteca e curatrice del sito internet, Francesco Alderuccio attore, Antonio Paguni direttore di scena, Santo Minutolo capo costruttore, Nunzio Amore macchinista costruttore, oltre al sottoscritto dimessosi da direttore del teatro e direttore tecnico.

Certo è necessario salvaguardare la Fondazione Inda, ma chi si eregge a paladino della cultura deve almeno sapere di cosa parla. Così come una grande istituzione culturale può avere come commissario un prefetto? Che senza nulla togliere alla persona di grande statura morale ed istituzionale, ma avreste mai visto un prefetto alla Scala di Milano o al teatro dell’opera di Roma? Bene ha fatto il commissario a dotarsi di un consulente per l’organizzazione del centenario, Manuel Giliberti, che fu l’organizzatore dell’80° ciclo nel 1994 , una stagione che fu l’ultima di grande livello dell’era Monaco, sia per gli spettacoli, sia per l’annesso convegno di studi, per la partecipazione di critica specializzata oltre per il riscontro di stampa nazionale ed estera. Rimasta, a mio modesto parere, insuperata.

Quanta attenzione ha dedicato la stampa nazionale ed Internazionale alle recenti passate edizioni? Su questo bisognerebbe riflettere se la Fondazione è ancora viva e se fa fronte alle sue responsabilità in campo culturale e non di mero spettacolo. E cosa e chi va modificato a parte i farneticanti proclami della gestione Balestra difeso in toto o quasi dalla classe politica dal PDL ora Forza Italia, al PD, nonché dai pentastellati.

Le cose potrebbero cambiare se invece qualcuno avesse un piano per rilanciare la Fondazione, ma tutta la Fondazione avendo cura portare a compimento i compiti che lo Statuto affida alla stessa e non solo due o tre spettacoli all’anno che tutti sono capaci di fare e che la particolarità è solo il luogo dove si svolge.

Ma esiste c’è un giudice a Berlino? Esiste un ministro, un presidente, un assessore capace di tornare a pensare (e volare) “alto”?

Alla classe dirigente di questa città la risposta.

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