Siracusa, anche la vicepresidenza del Consiglio può aspettare. Prima si contano i voti?

A Palazzo Vermexio le poltrone sembrano avere un calendario tutto loro. Quella del vicepresidente del Consiglio comunale, rimasta vacante dopo le dimissioni di Concetta Carbone, non ha ancora trovato un successore. Eppure ritengo che la questione avrebbe dovuto essere affrontata nella prima seduta utile, anche alla luce del parere espresso dalla segretaria generale del Comune. Invece si continua ad aspettare.

E qui comincio a pormi qualche domanda. La partita della vicepresidenza si intreccia infatti con quella della mozione di sfiducia al sindaco Francesco Italia, fissata per il 18 novembre. Perché rinviare l’elezione a dopo quella data? Se il sindaco dovesse essere sfiduciato, il Consiglio comunale decadrebbe e quella nomina perderebbe ogni significato. Se invece la sfiducia non dovesse passare, la vicepresidenza tornerebbe improvvisamente utile.
Mi chiedo allora se quella poltrona non sia diventata una casella da tenere libera fino a quando non sarà più chiaro come si distribuiranno le forze in Consiglio. Magari per assegnarla dopo aver verificato chi avrà contribuito a salvare il sindaco? Non lo so, ma il dubbio è legittimo. Soprattutto se considero che resta aperta anche la partita degli assessori che Francesco Italia deve ancora nominare. Altre poltrone, altri equilibri, altre possibili ragioni per convincere qualcuno a non votare la sfiducia.
Io vorrei capire quale possa essere la ragione istituzionale di questo rinvio. Perché una carica del Consiglio comunale non dovrebbe diventare una fiche da giocare in una partita politica. Al presidente Alessandro Di Mauro chiedo quindi di spiegare ai siracusani perché questa elezione debba aspettare proprio il voto sulla sfiducia.
A questo punto una domanda me la faccio: a Palazzo Vermexio si aspetta di sapere chi resterà seduto prima di decidere chi potrà occupare una poltrona? Perché, se fosse così, più che un Consiglio comunale sembrerebbe un tavolo di trattative. E i cittadini, ancora una volta, resterebbero fuori dalla porta.

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