VERMEXIO, IL SINDACO NON SAPEVA? E ALLORA CHE SINDACO È?
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Se non sapeva, deve spiegare perché. Se sapeva, deve spiegare che cosa ha fatto. E azzerare la giunta non basta a cancellare le responsabilità politiche.
Azzerare una giunta può essere una scelta politica. Ma può anche essere il segnale di una debolezza diventata impossibile da nascondere. E a Siracusa, dopo la bufera giudiziaria che investe Palazzo Vermexio, la domanda è inevitabile: il sindaco Francesco Italia sta assumendo le proprie responsabilità politiche oppure sta cercando di salvare se stesso e la propria maggioranza cambiando gli assessori?
Perché il sindaco non è un osservatore esterno del Comune che amministra. È il vertice politico dell’amministrazione. Se davvero non si è accorto di nulla, il problema non scompare: diventa ancora più serio. O non sapeva, e allora bisogna chiedersi quanto fosse in grado di controllare ciò che accadeva sotto la sua guida, oppure sapeva. E in questo caso le domande sarebbero ancora più pesanti. Non sono conclusioni giudiziarie, ma interrogativi politici ai quali i cittadini hanno diritto di ottenere risposte.
COPPA, L’UOMO DELLA LEGALITÀ CHE RESTA AL SUO POSTO
Tra gli assessori, Pierpaolo Coppa è quello che resta al suo posto. E non è un assessore qualsiasi. Le sue deleghe comprendono Bilancio, Entrate e Servizi fiscali, Affari legali, Partenariato pubblico-privato, Legalità e trasparenza, Sviluppo delle tecnologie e dei sistemi informativi e statistica.
Non proprio deleghe marginali. Legalità e trasparenza, soprattutto, sono parole che acquistano un peso enorme quando un’amministrazione finisce sotto i riflettori della magistratura.
Nessuno può attribuire a Coppa responsabilità penali senza prove. Ma una domanda politica è inevitabile: quali controlli sono stati effettuati? Quali verifiche sono state attivate? Quali anomalie, se presenti, sono state individuate e segnalate? E come si concilia la sua permanenza con la necessità di ristabilire la fiducia dei cittadini?
Se il sindaco ritiene che Coppa abbia operato correttamente, lo spieghi. Ma non si può pretendere che la parola «legalità» basti a dimostrare che tutto funzionasse.
E ORA, SINDACO, APRIRÀ I CASSETTI?
L’opposizione chiede chiarezza. I cittadini vogliono sapere che cosa sia accaduto dentro il Vermexio. Non bastano le dichiarazioni di circostanza, i cambi di poltrona e le rassicurazioni generiche.
Italia renderà disponibili, nei limiti consentiti dalla legge, gli atti amministrativi, le procedure di affidamento, i controlli e le verifiche effettuate? Consentirà che si faccia piena luce sulle decisioni assunte dalla sua amministrazione?
E soprattutto, il sindaco collaborerà pienamente con la magistratura, mettendo a disposizione quanto in suo possesso e rispondendo alle richieste degli inquirenti, oppure assisteremo alla difesa d’ufficio dell’amministrazione e al solito scaricabarile?
Non sappiamo quali siano le intenzioni del sindaco né possiamo anticipare eventuali iniziative giudiziarie. Ma la collaborazione con gli inquirenti, quando richiesta e nei modi previsti dalla legge, non è un favore da concedere: è un dovere. E la trasparenza verso i cittadini è una responsabilità politica che non può essere rinviata alla fine delle indagini.
IL VERO PROBLEMA È LA DEBOLEZZA DEL SINDACO
Azzerare la giunta non significa automaticamente assumersi le proprie responsabilità. Può essere una scelta di rinnovamento, ma può anche essere il tentativo di guadagnare tempo quando la credibilità politica vacilla.
La debolezza di Italia, oggi, non consiste necessariamente nell’essere coinvolto in responsabilità che dovranno essere accertate nelle sedi competenti. Consiste nel rischio di apparire un sindaco che non controllava, non vedeva e non sapeva ciò che accadeva nella macchina amministrativa che dirigeva.
E se questa è la sua posizione, non può cavarsela semplicemente chiedendo le dimissioni agli assessori.
Perché chi guida un’amministrazione non può rivendicare tutti i meriti quando le cose vanno bene e diventare improvvisamente estraneo quando sorgono problemi gravi.
La presunzione d’innocenza vale per tutti. Ma la responsabilità politica non si esaurisce con una sentenza e non si cancella con un rimpasto.
SINDACO ITALIA, CHI DOVEVA SAPERE?
Una domanda semplice: lei non sapeva. Ma chi doveva sapere? E soprattutto, adesso è disposto a fare tutto ciò che serve perché si sappia?
I cassetti del Vermexio non sono proprietà di chi li occupa. Appartengono, idealmente, ai cittadini che hanno affidato a questa amministrazione il compito di governare la città.
E se la risposta sarà ancora «niente vidi, niente sentii», allora il problema non sarà soltanto quello che la magistratura dovrà accertare. Sarà anche quello di una politica che, davanti alla crisi, non riesce a fare altro che cambiare le sedie.
Perché un sindaco può anche non sapere tutto. Ma se non sa ciò che accade sotto la sua responsabilità, deve spiegare perché. E se vuole recuperare credibilità, non gli basterà chiedere agli altri di farsi da parte: dovrà dimostrare di essere il primo a volere la verità.
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