Al Comune di Siracusa dicevano che non facevano nulla. E invece…
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Per anni abbiamo sentito parlare di inefficienze, ritardi, servizi che non funzionano e soldi pubblici spesi senza che i cittadini vedessero sempre risultati proporzionati. Eppure, a quanto pare, al Comune di Siracusa qualcosa si muoveva. Eccome. Bisogna soltanto capire che cosa, per chi e secondo quali regole. L’operazione Nexus, coordinata dalla Procura europea e condotta dalla Digos, ha portato a sette misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta su un presunto sistema illecito di gestione degli appalti pubblici. Tra le persone coinvolte c’è Concetta Carbone, già assessora della giunta Italia e attuale vicepresidente del Consiglio comunale, finita agli arresti domiciliari. Al centro degli accertamenti ci sono anche i lavori per la realizzazione e l’ampliamento dell’ostello per lavoratori migranti di Cassibile, finanziato con 1,67 milioni di euro di fondi pubblici europei. Secondo le contestazioni riportate dalla stampa, il presunto sistema avrebbe favorito determinate imprese negli affidamenti, con ipotesi di corruzione, associazione per delinquere e altri reati contro la pubblica amministrazione. E c’è un altro elemento politicamente rilevante: LiveSicilia riferisce che anche il sindaco Francesco Italia è indagato dalla Procura europea per associazione a delinquere e turbata libertà degli incanti. Naturalmente, un’indagine non è una condanna e le responsabilità individuali devono essere accertate dalla magistratura.Ma la questione non finisce con i nomi e con le misure cautelari. La domanda riguarda anche il funzionamento dell’amministrazione: chi controllava gli affidamenti? Quali verifiche venivano fatte? E come si garantiva che le risorse pubbliche fossero utilizzate nell’interesse della collettività?Già che ci siamo, una curiosità: qualcuno ha mai guardato con la stessa attenzione gli affidamenti del trasporto pubblico locale? Non sto affermando che vi siano irregolarità: sto chiedendo se i controlli siano stati altrettanto approfonditi. Perché gli appalti sono appalti, i soldi pubblici sono soldi pubblici e i cittadini hanno diritto di sapere come vengono spesi.Insomma, forse dobbiamo correggere una convinzione: al Comune non è detto che non facessero nulla. La domanda, adesso, è un’altra: chi doveva controllare che quello che si faceva fosse fatto correttamente?
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