SIRACUSA-GELA: FINE LAVORI MAI!

C’è una storia che in Sicilia sembra non finire mai: quella della Siracusa-Gela. Un’autostrada pensata per collegare il Sud-Est siciliano, servire industria, agricoltura, turismo e territorio e arrivare fino a Gela passando per Ragusa, Comiso e Vittoria. La storia ufficiale del Consorzio per l’Autostrada Siracusa-Gela comincia nel 1965 e da allora sono passati più di sessant’anni tra progetti, finanziamenti, cantieri, promesse e rinvii. Il primo tratto, Siracusa-Cassibile, venne aperto nel 1984; Avola, Noto e Rosolini arrivarono nel 2008,(24 anni dopo) Rosolini-Ispica nel 2020 e Ispica-Modica nel dicembre 2023. Oggi l’autostrada arriva a Modica. Lì si ferma. Da Modica dovrebbe proseguire verso Scicli e poi, attraverso i successivi collegamenti, verso Ragusa, Vittoria, Comiso e Gela.

E così siamo arrivati al paradosso: un’autostrada incompiuta sopra l’altra. Perché mentre ancora aspettiamo di completare la Siracusa-Gela, dobbiamo occuparci persino di tenere in condizioni decenti quello che già esiste. Il viadotto Cassibile è diventato uno dei simboli di questa situazione, con limitazioni e interventi necessari per garantire sicurezza e funzionalità. Nei giorni di maggiore traffico, soprattutto nei fine settimana e nelle domeniche estive, quella strozzatura diventa un inferno per gli automobilisti: code, rallentamenti e tempi di percorrenza che possono diventare imprevedibili. È difficile spiegare a chi arriva da fuori che questa è una delle principali porte d’accesso a una provincia che vive di turismo.

Poi c’è il capitolo Modica-Scicli. Nel febbraio 2022 il CIPESS aveva assegnato 350 milioni di euro per gli 11 chilometri del lotto, presentati dalla Regione come il finanziamento che avrebbe finalmente consentito di proseguire la Siracusa-Gela. Poi sono arrivati ritardi, aumento dei costi e, nel 2026, la cancellazione di quel finanziamento. E qui si apre una domanda politica: che fine hanno fatto quei 350 milioni? Non lo sappiamo con certezza. Alcuni esponenti politici parlano 

di uno “scippo” delle risorse destinate alla Modica-Scicli e sostengono che siano state dirottate verso altre grandi opere, chiamando in causa anche il Ponte sullo Stretto. Ma questa è, appunto, una posizione politica e non un fatto che possiamo dare per accertato senza documenti che dimostrino quel trasferimento. Il dubbio, però, resta e merita una risposta chiara: perché quei 350 milioni sono stati cancellati e dove sono oggi quelle risorse? Perché il dato concreto è uno solo: la Modica-Scicli non c’è.

E mentre discutiamo di finanziamenti, revoche e  cronoprogrammi, Siracusa continua a essere infrastrutturalmente marginale. È geograficamente al centro del Mediterraneo, ma rischia di essere ai margini delle grandi connessioni. Anche la ferrovia racconta questa contraddizione. Dal primo ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 la circolazione ferroviaria tra Catania Aeroporto  Fontanarossa e Siracusa è sospesa per lavori di potenziamento, con cancellazioni e sostituzioni con autobus. I lavori sono necessari, naturalmente, ma quattro mesi di interruzione su una linea strategica dimostrano quanto sia fragile un sistema nel quale basta aprire un cantiere per mettere in crisi la mobilità di un’intera provincia.

E poi c’è l’aeroporto. Siracusa è collegata alla stazione di Catania Aeroporto Fontanarossa, sì. Ma non attraverso un vero servizio ferroviario dedicato all’aeroporto: sono treni che partono da Siracusa per altre destinazioni e, lungo il loro percorso, fanno una fermata a Fontanarossa. Insomma, più che un collegamento per l’aeroporto, a Siracusa viene offerto un “passaggio”. Ed è proprio questa la parola che fotografa il problema. Perché una città turistica e internazionale non dovrebbe affidarsi al passaggio di un treno diretto altrove per raggiungere il proprio aeroporto di riferimento. E soprattutto nelle prime ore del mattino, quando servirebbe un servizio costruito sulle esigenze di chi deve prendere un volo, l’offerta non è adeguata. Per fortuna c’è Interbus, che garantisce un collegamento su gomma importante e funzionante. Ma il paradosso resta: per raggiungere l’aeroporto, Siracusa deve ancora contare soprattutto sulla strada.

E intanto Palermo-Catania procede con numerosi cantieri e interventi per recuperare ritardi accumulati negli anni. Da queste parti, invece, continuiamo a parlare di opere che dovrebbero essere normali: completare una strada, sistemare un viadotto, avere treni negli orari utili, collegare davvero una città turistica all’aeroporto, completare la rete verso Ragusa e Gela. Il problema non è soltanto la Siracusa-Gela. La Siracusa-Gela è diventata il simbolo di un problema molto più grande. È la fotografia di una provincia che da decenni aspetta: aspetta l’autostrada, aspetta una ferrovia moderna, aspetta collegamenti aeroportuali adeguati, aspetta collegamenti rapidi con Ragusa, Gela e il resto della Sicilia. Aspetta che le grandi opere non siano soltanto annunci, inaugurazioni di lotti e conferenze stampa.

E qui la questione diventa inevitabilmente politica. Non soltanto nazionale, perché lo Stato ha responsabilità enormi nella programmazione e nel finanziamento delle infrastrutture. Ma anche regionale e locale, perché dopo decenni di governi, assessori, parlamentari e amministratori, il problema non può essere sempre raccontato come se fosse colpa di qualcun altro. Non è una questione di destra o di sinistra: è una questione di risultati. Le promesse non costruiscono autostrade, non fanno partire i treni, non sistemano i viadotti e non avvicinano gli aeroporti.

E allora torno alla domanda iniziale: Siracusa-Gela, fine lavori quando? Dopo più di mezzo secolo di storia, la risposta rischia ancora di essere: non si sa. E questa non è più soltanto la storia di un’autostrada incompiuta. È la storia di una provincia che rischia di diventare un’isola dentro l’isola.

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