Il Messaggero del 16 febbraio 2016 di Giusto Picone

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Il caso INDA e le verità nascoste

 

L’Istituto Nazionale del Dramma Antico è un’importante istituzione culturale fondata a Siracusa nel 1913 che, sotto la guida illuminata di Giusto Monaco, protrattasi dal 1973 al 1994, ha acquisito indiscusso prestigio internazionale grazie alla capacità di coniugare l’indagine scientifica sulla drammaturgia greca e latina con l’allestimento delle rappresentazioni classiche; queste manifestazioni, ospitate prevalentemente ma non esclusivamente nel teatro greco di Siracusa, vedono ogni anno una vastissima partecipazione di spettatori, di norma superiore alle centomila unità. Dopo la morte dell’insigne filologo classico l’Istituto è stato attraversato da una penosa teoria di vicende giudiziarie, tuttora non giunte a conclusione, che ne hanno offuscato la reputazione e minato la funzione, nonostante l’immutato successo riscosso dagli spettacoli teatrali, per la verità frutto della forza evocativa degli antichi testi assai più che di rivisitazioni attente alla sperimentazione e all’impatto della drammaturgia classica sulla scena contemporanea. Parallelamente l’INDA è stato trasformato in Fondazione, la cui presidenza lo Statuto vigente assegna, con un palese cedimento alle pressioni localistiche e clientelari, non a un illustre studioso di teatro antico o a un eminente esponente del mondo del teatro ma al sindaco della città di Siracusa. Nel giugno del 2014 il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha posto fine al commissariamento dell’INDA e nominato un Consiglio di Amministrazione presieduto dal sindaco Giancarlo Garozzo e composto da Walter Pagliaro (Consigliere delegato, designato dallo stesso Mibact), Arnaldo Colasanti (in rappresentanza del MIUR), Antonino Presti (indicato dalla Regione Sicilia) e Paolo Giansiracusa (assessore comunale della giunta Garozzo, nominato su proposta della Conferenza unificata). Il nuovo organo di governo dell’INDA aveva la missione di ristabilire trasparenza e legalità nella gestione della Fondazione e di restituirle la perduta autorevolezza, riannodando il rapporto con la comunità scientifica e promuovendo un’offerta teatrale sostanziata da una seria attività di ricerca in campo drammaturgico e filologico. Per meglio conseguire questi obiettivi veniva poi scelto quale Sovrintendente il musicologo Gioacchino Lanza Tomasi, professore dell’Università di Palermo, in pensione ormai da tempo, apprezzato studioso di musica d’opera ma, occorre dire, poco o nulla esperto di teatro antico.

Tutto bene, allora? Niente affatto: il 4 febbraio del 2016, a poco più di un anno dall’insediamento del CdA della Fondazione, il Mibact ne ha decretato lo scioglimento, procedendo contestualmente alla nomina del Commissario straordinario governativo nella persona dell’ing. Pier Francesco Pinelli. Paradossalmente il commissariamento dell’INDA è stato sollecitato (e prontamente ottenuto) proprio dal suo Presidente, il sindaco Garozzo che, in accordo con il Sovrintendente e con il Consigliere Giansiracusa, ha denunciato al Ministro Franceschini la paralisi dell’attività del CdA, a suo dire determinata dall’insanabile conflitto di competenze attribuite dallo Statuto rispettivamente a Consigliere delegato e Sovrintendente. Peccato che le cose, in realtà, non stiano proprio in questi termini. Difatti, l’art. 14 dello Statuto assegna al Consigliere delegato il compito di formulare al Consiglio “proposte per gli indirizzi artistico-culturali della Fondazione”, la promozione dell’attività della Fondazione, la scelta e l’affidamento degli incarichi per gli spettacoli teatrali, mentre l’art. 15 riserva al Sovrintendente la mera direzione e il coordinamento delle produzioni artistiche. Del resto, Lanza Tomasi assai difficilmente avrebbe potuto operare in piena autonomia in un campo a lui pressoché ignoto e perciò sino all’agosto del 2015 si è ben guardato dal sollevare qualsivoglia conflitto di competenze con Pagliaro, regista tra i più originali, raffinato cultore della drammaturgia grecolatina nonché autore di memorabili messinscena nel teatro greco di Siracusa.

La radice dello scontro che ha contrapposto Garozzo e i suoi sodali Lanza Tomasi e Giansiracusa a Pagliaro va perciò cercata altrove, e precisamente nella determinazione con cui il Consigliere delegato ha portato avanti la battaglia per la legalità all’interno della Fondazione, chiedendo ripetutamente un passo indietro a funzionari e impiegati pesantemente chiamati in causa dalla magistratura inquirente e incontrando dapprima l’opposizione e, infine, la conclamata ostilità di Presidente e Sovrintendente. La frattura si è dunque determinata su questo terreno: ne è spia manifesta il grottesco comunicato stampa dei dipendenti dell’Istituto che rende grato e deferente omaggio al sindaco-Presidente, cui va ascritto il merito di aver sollevato in sede ministeriale la pretestuosa questione del conflitto di competenze. Né è possibile dimenticare che Lanza Tomasi si è risolto ad invocare il commissariamento solo dopo che alle inchieste in corso si è aggiunta una denuncia per la falsificazione del bollettino SIAE relativo ai diritti d’autore per la traduzione della Medea di Seneca, rappresentata nel Colosseo a luglio del 2015.

Di fronte a un conflitto di questa natura e al proposito dichiarato, da parte del sindaco, di ottenere una modifica di Statuto che releghi il Consigliere delegato nel ruolo di funzionario amministrativo alle dipendenze del politico Presidente di turno, il Mibact avrebbe potuto e dovuto assumere una posizione netta a tutela di una tra le più illustri istituzioni culturali italiane. Si è invece preferito premiare l’appartenenza di partito e di corrente con la nomina del Commissario straordinario Pinelli, di professione ingegnere idraulico, già manager dell’ENI e dell’ERG e designato nel 2013 Commissario del Governo per il risanamento delle Fondazioni lirico-sinfoniche, cui è stata affidata la guida dell’INDA e il compito di rivederne lo Statuto. Con quali esiti, vedremo. C’è solo da augurarsi che Pinelli non assecondi gli arroganti desiderata del sindaco e intervenga sullo Statuto eliminando l’anomalia che assegna a un politico la presidenza di un Ente “che costituisce per il Paese una preziosa risorsa e al quale è affidata una importantissima funzione: quella di trasmettere la grande tradizione occidentale del teatro classico alle nuove generazioni di tutto il mondo”, come recita il magniloquente comunicato ministeriale. Se davvero così sarà, vorrà dire che il Ministro conosce a fondo la mitologia greca e ha designato quale Commissario dell’INDA l’ing. Pinelli ricordando la sesta delle dodici fatiche di Eracle, che in un giorno solo ripulì dallo sterco le stalle di Augia, re dell’Elide, deviando il corso di un fiume, l’Alfeo o il Peneo. Un’impresa che soltanto un eroe antesignano di un ingegnere idraulico avrebbe potuto compiere.

Giusto Picone

* professore ordinario di Lingua e Letteratura latina nell’Università di Palermo


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