I “Sopratitoli” La Saga……

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Pubblico una polemica che mi ha colpito. Tornando da uno dei miei viaggi da “emigrante a tempo determinato”, ho trovato l’ennesima butade legata alla gestione del Teatro Greco e dei suoi spettacoli. “I SOPRATITOLI” . Suppongo tramite dei pannelli a Led! Come dire; una dipendenza culturale nei confronti dei paesi di lingua anglofona. In pratica il commissario, (ingegnere Pinelli), ha pensato che gli spettacoli in italiano non possano essere “appetibili” , come se a Londra, per esempio, ad uno spettacolo di Shakespeare, a qualcuno venisse in mente di mettere i SOTTOTITOLI, non dico in italiano, ma in spagnolo, che è la lingua più parlata al mondo. E perchè no in cinese in russo o restando nel classico in francese? . Per non dire delle “cuffie” da traduzione simultanea, quelle che si usano nei convegni, per essere chiari. Un dubbio però mi sorge spontaneo a proposito del “Doppiaggio”:

Il traduttore sarebbe un attore?
E sarebbe un attore un’attrice o tutti e due? Quindi la regia riguarderebbe anche i “SOPRATITOLI“?
Lo spettatore; ipotizziamo in uno spettacolo interpratato da, Gigi Proietti, ascolterebbe la “voce radiofonica” dell’intreprete in simultanea a discapito dell’interpretazione del Gigi nazionale?
Non so cosa pensare per esempio la lirica, molte opere sono in italiano e restano tali non solo in italia ma anche all’estero. Avete mai visto i “sopratitoli” alla Scala di milano o al teatro dell’Opera di Roma?

Non so che dire Giudicate voi.

Umberto Guidi

Questo il grido di allarme di Giusto Picone,

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Cari colleghi, cari amici,

ecco il progetto illustrato da Pier Francesco Pinelli, Commissario straordinario della Fondazione INDA, al World Travel Market di Londra, in occasione della presentazione del cinquantatreesimo ciclo di spettacoli classici a Siracusa e così riportato dalla stampa locale:

“C’è però un’altra novità, sempre nell’ottica di migliorare l’offerta rivolta alle migliaia di spettatori che da 102 anni continuano a scegliere l’INDA. “Vogliamo rendere gli spettacoli al Teatro Greco un’esperienza totalizzante– ha aggiunto il commissario straordinario della Fondazione – e dare la possibilità anche a chi non parla italiano di cogliere tutti gli aspetti delle messa in scena. Per questo motivo la nostra idea è quella di introdurre i sopratitoli in inglese. Insieme alla Sovrintendenza ai Beni culturali, che dovrà approvare il progetto, cercheremo di individuare le soluzioni più adatte e di delineare insieme il percorso da seguire”. Tra le ipotesi, le cuffie con la traduzione audio o uno schermo in cui passi il testo”.

Senza parole, davvero. Soltanto la più crassa ignoranza di che cosa sia il teatro, non solo il teatro antico, il teatro di qualunque epoca, può indurre il Commissario dell’INDA (di professione ingegnere idraulico, è bene ricordare) a concepire un progetto simile, che assimila la messa in scena di un testo teatrale alla proiezione di un film o di una fiction televisiva.

Giusto Picone

La “riflessione” di Giancarlo Sammartano

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Leggo con vivo compiacimento e ammirata considerazione le proposte in spirito di global project del Commissario straordinario della Fondazione INDA, ingegner Pinelli al World Travel Market di Londra (che poi significa mercato mondiale del turismo). Certamente banalizzato, se non falsato da una stampa malevola e disattenta, il progetto verte sul nobile impegno di rendere totalizzante l’esperienza teatrale della tragedia attica per i nuovi customers. Infatti è ormai accertato, grazie alle ultime, rivoluzionarie ricerche antropo-socio-economiche delle migliori università telematiche, che nel quinto secolo a. C. la partecipazione popolare alle Dionisie di fine marzo consistesse in una scampagnata entro le mura per consumare –con il pretesto del teatro- primizie alimentari e –data la temperatura ancora alquanto pungente- anche un bel fiasco di vino (sulle Lenee, festival assai volgare, in cui si esercitava una satira distruttiva e populista contro l’establishment, meglio sorvolare). In sostanza il lodo Pinelli si propone di arricchire gli allestimenti siracusani di un indispensabile strumento di comprensione per quelle centinaia di spettatori di lingua inglese. Hooligans finiti per sbaglio e già ubriachi al Teatro Greco. La visualizzazione del testo con i sopratitoli ovvero con la traduzione simultanea in cuffia. La proposta è davvero interessante e degna di riflessione in sé e anche per sé. Per quello cioè che è (una baggianata) e per quello che rappresenta (un’offesa). Ricorda infatti, pur nel diverso campo d’azione, la proposta berlusconiana (bei tempi però quelli: ogni giorno una burla, un gavettone, una barzelletta! Che risate!) di mettere il marchio Ferrari su tutte le Fiat. Ampliando così il target, la mission il fashìon, l’appeal, il trend, lo smart, il cool e quant’altro. Bene. Ci sono però alcuni però. Dove collocare lo schermo a scorrimento orizzontale del testo? All’altezza della skenè, cioè in profondità, necessiterebbe di caratteri molto grandi (anche per venire incontro alle legittime esigenze dei miopi), di un rosso rinforzato (che è pur sempre, mi si dirà, il colore del sangue tragico, e comunque è rosso Valentino, suvvia), che potrebbero –uso il condizionale- infastidire le migliaia di spettatori italiani (ma anche francesi, tedeschi, polacchi, russi, spagnoli, ecc) che si troverebbero di colpo nella sala transiti dell’aeroporto JFK di New York. Collocare lo schermo in basso tra orchestra e piano scenico? Certo si realizzerebbe una simpatica staccionata, permettendo al Coro (specialmente femminile, quando si accascia in terra negli Stasimi della morte e del lutto), di sbirciare lo schermo e fare così un ripasso d’inglese. Non saprei. Sul semicerchio frontale dell’orchestra tenderei ad escluderlo: infatti la curvatura dello schermo farebbe scappar via le parole da sinistra a destra come la targa di un pirata della strada in fuga. Poiché, caro Pinelli, lo scritto deve andare a tempo con l’orale. E, mannaggia, verba volant. Resta la traduzione simultanea in cuffia. Decisamente più discreta, anche se una cavea disseminata di auricolari costituirebbe un magnifico alibi per le scolaresche, felici così di ascoltare dai loro i-pod i cantanti preferiti. Citeriore problemino la fila al banco delle consegne delle cuffie in cambio dei documenti a caparra. Ma si pone ben altro. Un fastidioso ma ineludibile problema di carattere –per usare una brutta parola- artistico: la traduzione in cuffia sarà affidata all’impronta degli interpreti, a base di ehh, uhm, ohh, correzioni in corsa, lapsus, pause, accelerazioni, verbi all’infinito, trasformando il testo letterario e poetico in una penosa intervista ad Eschilo, Sofocle, Euripide? Ovvero in cuffia si sentirà scorrere un’ottima versione inglese della tragedia? E chi la leggerà? Gli speaker della pubblicità televisiva? O quello che nelle stazioni raccomanda di non superare la linea gialla? O c’è l’idea di far “recitare” il testo? Magari. Però allora al microfono ci vogliono Kennet Branagh, Kevin Spacey, Ralph Fiennes, Colin Farrell, Judi Dench… Cabina vetrata con vista sulla scena, uguale rischio affollamento pubblico per autografi, selfie, etc. Un bel problema. Sarebbe meglio allora far agire in play-back su colonna in lingua inglese i veri divi della nostra arte dello spettacolo: Carlo Conti, Enrico Papi, Massimo Boldi, Teresa Mannino, Maurizio Mattioli, Barbara D’Urso… In tal caso cadrebbe bene anche un intervallo nello spettacolo, permettendo così un po’ di pubblicità e la vendita ambulante (come allo stadio di una volta) di caffè Borghetti, panini e cremini Algida. Insomma nell’attesa che la Sovrintendenza ai beni archeologici di Siracusa cestini senza appello la proposta, non tanto in nome della tutela statica del monumento, quanto in nome della sua dignità storica e culturale –un bene immateriale che non ha prezzo e quindi un enorme valore- consiglierei all’intellighentija INDA di tenersi al di qua –venga dottò, venga- della linea gialla. Quei cafoni dei Latini lo dicevano così: Ne sutor supra crepidam. Fatevi la traslation e buona fortuna.

 Giancarlo Sammartano


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